Scopri l’arte di raccontare storie per affascinare grandi e piccini

Raccontare una storia, a un bambino o a un adulto, si basa su un insieme di meccanismi narrativi precisi. La narrazione orale o scritta mobilita la voce, il ritmo, la struttura del racconto e l’interazione con il pubblico. Prima di essere un talento innato, è una competenza che si basa su tecniche identificabili e riproducibili.

Focalizzazione narrativa: il leva che la maggior parte dei racconti trascura

Il modo in cui si posiziona il punto di vista in una storia cambia radicalmente la sua ricezione. Raccontare una fiaba dal punto di vista del personaggio principale (focalizzazione interna) o da un narratore esterno (focalizzazione esterna) non produce lo stesso effetto sul pubblico, in particolare nei bambini.

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Studi recenti in neuroscienze, in particolare quelli di Mar e Weibe pubblicati nel 2023 in Trends in Cognitive Sciences, mostrano che l’alternanza dei punti di vista narrativi rafforza la teoria della mente nei bambini. Alternare tra la prospettiva di un personaggio e quella di un narratore onnisciente spinge l’ascoltatore a rappresentarsi le emozioni di più protagonisti, il che sviluppa l’empatia.

Concretamente, quando racconti una storia, passa da un “lui aveva paura” (narratore esterno) a un “io sentivo il mio cuore battere” (voce del personaggio). Questo passaggio, anche se breve, costringe il bambino a ricostruire mentalmente lo stato emotivo del personaggio. L’adulto che ascolta un racconto così strutturato trova anche un rinnovato interesse, perché la focalizzazione variabile crea sorpresa narrativa.

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La piattaforma Raconte-moi propone racconti che sfruttano questo tipo di variazioni narrative, rendendola un supporto utile per esplorare diverse modalità di raccontare storie ai bambini.

Un uomo barbuto racconta una storia attorno a un falò nel bosco a un gruppo di adulti attenti al crepuscolo

Co-storytelling: raccontare una storia a due voci con il bambino

Il co-storytelling designa una pratica in cui l’adulto e il bambino costruiscono insieme il racconto. L’adulto lancia una situazione, il bambino decide il seguito, poi l’adulto rilancia con un ostacolo o un nuovo personaggio.

Questo approccio va oltre la semplice lettura ad alta voce. Un’indagine qualitativa dell’UNICEF condotta nel 2022 in diversi paesi europei ha messo in evidenza che la narrazione co-creata aiuta i bambini a gestire le proprie emozioni, in particolare la paura e la rabbia. Il bambino che sceglie come il suo personaggio reagisce di fronte a un pericolo proietta le proprie strategie di regolazione emotiva nel racconto.

Tre principi per una sessione di co-storytelling efficace

  • Porre domande aperte sulle emozioni del personaggio (“secondo te, cosa prova il lupo in questo momento?”) piuttosto che domande chiuse sulla trama
  • Accettare le biforcazioni narrative proposte dal bambino, anche se rompono la logica del racconto, perché è in queste digressioni che si gioca l’espressione emotiva
  • Alternare i ruoli: il bambino diventa narratore per alcune frasi, poi torna ad essere ascoltatore, lavorando sia sulla creatività che sull’ascolto

Questa tecnica funziona anche tra adulti. In formazione o in laboratorio di scrittura, la co-costruzione di un racconto a più voci produce storie più ricche e sviluppa la capacità di ascolto attivo dei partecipanti.

Ritmo e voce: gli strumenti fisici del narratore

Un racconto avvincente non dipende solo dal suo contenuto. Il ritmo della voce struttura l’attenzione del pubblico tanto quanto la trama stessa.

Rallentare prima di un momento chiave crea suspense. Accelerare durante una scena d’azione trasmette urgenza. Segnare una pausa dopo una rivelazione lascia il tempo all’emozione di stabilirsi. Queste variazioni di tempo sono gli strumenti concreti del narratore, che si rivolga a un bambino di tre anni o a un pubblico adulto.

La voce come personaggio

Modificare il timbro per ogni personaggio non è un gadget. Quando l’adulto assume una voce profonda per il gigante e una voce acuta per il topo, fornisce al bambino un riferimento uditivo che facilita la comprensione del racconto. Per i più piccoli che non padroneggiano ancora tutte le sottigliezze del linguaggio, questi riferimenti vocali sostituiscono le descrizioni scritte.

Negli adulti ascoltatori, le variazioni vocali mantengono l’impegno. I relatori e i formatori che raccontano aneddoti modulando la loro voce catturano l’attenzione molto più a lungo di quelli che espongono un discorso monotono.

Una giovane donna racconta una storia con entusiasmo a un'amica attenta in un caffè parigino con decorazioni in mattoni a vista

Strutturare un racconto avvincente: la temporalità al servizio dell’emozione

Ogni storia si basa su una struttura temporale. La scelta di questa temporalità, lineare, in flashback o a ciclo, modifica profondamente l’esperienza dell’ascoltatore.

Per i bambini, la struttura lineare (inizio, peripezia, risoluzione) rimane la più accessibile. Offre un quadro prevedibile che rassicura. Le fiabe tradizionali utilizzano quasi tutte questo schema, ed è proprio questa prevedibilità che consente al bambino di concentrarsi sulle emozioni piuttosto che sulla comprensione della trama.

Per un pubblico più grande o misto, introdurre un disallineamento temporale (iniziare dalla fine, poi risalire alle cause) crea un effetto di curiosità. L’ascoltatore conosce il finale ma cerca di comprendere il percorso, il che genera una forma di impegno diversa.

  • Racconto lineare: adatto ai bambini di meno di sei anni e alle storie della buonanotte, poiché segue un ordine naturale che accompagna l’addormentamento
  • Racconto a suspense inverso: efficace per i bambini più grandi e gli adulti, poiché trasforma l’ascoltatore in un investigatore
  • Racconto a ciclo (la storia finisce come inizia): particolarmente apprezzato dai bambini piccoli che trovano piacere nella ripetizione e nel riconoscimento del motivo

La scelta della struttura dipende dall’età del pubblico e dall’obiettivo del racconto: calmare, stimolare la riflessione o provocare il riso.

Raccontare storie non si riduce a scegliere un buon libro o a inventare un copione originale. La focalizzazione narrativa, l’interazione con l’ascoltatore, il lavoro sulla voce e la struttura temporale formano un insieme di competenze che si lavorano separatamente e si combinano.

Un racconto sostenuto da una voce monotona ma da una struttura temporale sorprendente catturerà l’attenzione in modo diverso rispetto a un racconto lineare supportato da una voce espressiva. Adattare questi parametri al proprio pubblico, che abbia tre anni o quaranta, rimane l’unica regola che conta davvero.

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